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Mara P. Fontana presenta la Saga

La Saga sarà di nove libri e narra la storia di diversi personaggi le cui vite si intersecheranno più volte durante lo scorrere delle vicende. È la storia di un mondo che, all'apparenza, sembra evoluto e perfetto, ma che cela in sé i soliti problemi: intrighi, brama di potere, vendette, odio. È un mondo fatto di uomini e donne semplici, che hanno a che fare tutti i giorni con conflitti interiori, dispiaceri e gioie, la vita insomma. Ma ci sono anche uomini e donne che, a causa delle loro posizioni importanti, sono in grado di influenzare le sorti di un intero paese. L'intento è raccontare una parte della storia della Nuova Galatia, costruendola attorno alle vicende di questi personaggi, attraverso la loro crescita interiore e alle loro esperienze, gesta ed errori.

Le fonti alle quali ho attinto sono varie, dalla mitologia nordica a quella celtica, brittonica e gaelica. La ricerca è nata quasi per caso: mi regalarono un libro sul mito arturiano e i celti della Britannia, libro che mi ha trascinata tra regine guerriere, druidi, magia, tradizioni, culti, festività... un mondo incantevole che mi ha indotta a cercare notizie e studiare per mesi, per poi rielaborare il tutto e "rilasciare", attraverso una cosmogonia dettagliata, il profumo di quei miti e di quelle storie. Ma la Nuova Galatia è anche il paradigma di tutto ciò che mi circonda: un complesso miscuglio di archetipi della nostra civiltà storica, consolidati, o meno, nel corso dei secoli.

Oltre ad aver creato un mondo diverso da tanti altri, non strettamente medievale ma, anzi, capace di inglobare diverse suggestioni, ho anche dato particolare attenzione ai nomi: ogni montagna, fiume, foresta, città, regione, animale, nave e spada di solito ne porta uno appropriato, tranne per i nomi di persona, dove non sempre mi è capitato di trovare il relativo significato.

— dall'intervista per il blog letterario Disavventure Scrittevoli

BRANI

Occhio di Apsu

Vediamo solo ciò che desideriamo vedere, o ciò che ci è riconducibile a qualcosa di già conosciuto. E tutto il resto?
Tutto il resto esiste e l'idea che esista nonostante noi non lo vediamo, non dovrebbe spaventarci, ma solo farci fremere dalla curiositò e dell'esaltazione. E benchè questo tutto non sia immediatamente concepibile, esistono chiavi che, sparse come pezzi di un mosaico, una volta unite insieme rivelano finalmente i più insondabili segreti arcani.
Tutto ha un senso, miseriaccia, bisogna solo trovarlo, o avere voglia di farlo, ed è questo lo stramaledetto punto! C'è sempre un motivo per cui qualcuno fa o dice qualcosa, altrimenti perchó esternarla?
Non fidiamoci mai dell'apparenza, perché l'apparenza è una bugiarda sgualdrina, una versiera che ci lusinga per accecarci e, così, avere la nostra anima. Osserviamo, guardiamo oltre e vedremo la verità. Non ci piacerà, ovvio, ma il fatto che non ci piaccia o no non la cambia, non la rinomina. Non la annulla.
Niente è ciò che sembra. Questa è una delle poche chiavi che portano alla verità.

— da Il Sacrario della Rinascita


Drago volante

Lame insanguinate continuarono a sollevarsi oltre le teste dei guerrieri, stillando pioggia rossa. Cavalli corsero in ogni direzione, inseguendo nemici. Clave furono vibrate contro l'acciaio degli scudi, e spadoni mandarono in frantumi le difese di legno. Uomini disarcionati si rialzarono estraendo pugnali e rincorrendo i nemici in cerca delle armi perdute. Destrieri feriti nitrirono morenti accanto a uomini moribondi, altri corsero in mezzo alle truppe in guerra, convinti d'aver ancora il loro compagno in groppa. Mentre frecce, spiedi, trilama e biskele volavano sopra le teste in cerca di uno schianto. I cecchini andavano sempre a segno anche se, a volte, finivano per colpire i loro alleati.
Nella confusione, Ethain si rese conto che finalmente la battaglia volgeva inesorabilmente a loro favore. L'armata di Murgro si era ridotta a un paniere di fiori circondato dalle vespe. Nei volti, sotto gli elmetti dei suoi compagni, Ethain vide accendersi la luce della vittoria, ma mai in quelli rhoslandesi scorse le tetre ombre della resa: i combattenti non estinsero mai il loro slancio e, all'improvviso, al rintocco lontano di un tuono, il mabon Jara incitò i suoi a un'azione disperata.
Il giovane figlio del brenn ordinò a tutti di dirigersi al galoppo verso i piedi del colle, mentre il padre, clava al cielo, urlò a polmoni spianati: «CHE LA MORTE BLU VI COLGA, INFEDELI PROFANATORI!»
Una cellula numerosa partì al galoppo verso Melbryn. Tra loro e la città vi era il cumulo compatto di Lagran e Ytapnor. Ethain rimase a guardare, non più tanto stupita, la loro azione suicida.
D'un tratto, il boato di prima si ripetè più forte, come un interminabile tuono in lontananza. I cavalli nitrirono terrorizzati. Lei volse lo sguardo verso est, verso le torbiere, da dove un timido sole tentava di dissolvere il modesto tempaccio. All'improvviso il cielo s'ingrigì di nuovo in un veloce turbinio di nubi: una tempesta stava per gravare su di loro, funesta del suo carico di lampi. Poi l'ennesimo boato, come il rombo della terra che si spacca. Adhogan impennò sulle zampe un paio di volte, rischiando di scalzarla dalla groppa.
Un vento si alzò a raffiche ritmate e regolari e, contro il cupo biancore delle nuvole, una macchia scura comparve all'orizzonte. Tutti i visi stupiti si rivolsero a est, dove un puntino in cielo si ingrandiva volgendo su di loro. Ethain avvertì un morso uterino. La gola si inaridì al sospetto che scalava il muro dell'ostinata incredulità.
La macchia scura serpeggiò in cielo lasciando scie blu. La sua mole divenne immensa nel suo rapidissimo planare verso terra.
La Terra del Grano sospirò unanime: «La morte blu! La morte blu discende dal cielo! LA MORTE BLU!» fu il grido finale zeppo di terrore, lo stesso terrore che paralizzò uomini e animali.
Il boato si ripropose più forte e più raccapricciante: era come il rantolo gutturale di mille bedrine affamate. Lampi ramificati squarciarono il cielo in rapida, innaturale successione, lampi che non provenivano dalle forze celesti.
Una bestia immensa, con un'apertura alare di quindici metri circa, si abbatteva su di loro, blu come il manto del crepuscolo, bellissima e pericolosa, magnetica e fatale.
Con sommo terrore, Ethain vide per la prima volta la creatura che, dalle pagine dei bestiari e dai racconti di sua madre, l'aveva più affascinata e impaurita allo stesso tempo.

— da La Guerra dei Grandi Tumoli


“Tutto ha un senso, bisogna solo trovarlo, e deve esserci sempre un motivo per cui qualcuno fa o dice qualcosa. E quando le cose puzzano, ce n'è sempre uno grosso.”

— Souhaun, ne La Guerra dei Grandi Tumoli


Mura di Plasdarmos

[...] Marciando nel fango della Via degli Oleandri, giunsero a Plasdarmos il trentuno ottobre, la notte dell'ultimo dell'anno. Molti soldati in preda alle febbri dissero di vedere, tra le sinistre lapidi della Distesa dei Menhir, le orribili ombre dei morti varcare le soglie di questo mondo per impossessarsi di coloro scampati alla guerra. Qualcuno, suggestionato, morì prima di entrare in città.

— da Il Potere dei Millenari

Carro in fiamme

Silenzio, un silenzio che in quegli affannati secondi pesò, scandito dai folli battiti di un cuore già provato. Quando parve ormai che si fossero abituate all'eterna quiete, un lacerante fracasso frantumò la loro umile speranza: la lastra di una finestrella andò in pezzi con un colpo d'ascia. Un grosso ramo infuocato fu scagliato dentro. Kilara afferrò in fretta un cuscino di seta per spegnerlo maNimph la bloccò: «È inutile! Brucia emanando troppo fumo, è stato cosparso di resina!»
«Allora che facciamo?» singhiozzò isterica Geneid.
La tappezzeria di velluto prese fuoco, il fumo si moltiplicò rendendo l'aria irrespirabile. Nimph spalancò la portiera: «Non abbiamo altra scelta, saltiamo fuori, presto!»
Le quattro donne si lanciarono fuori dal van. Annebbiate dalla spessa cortina grigia, tutte furono agguantate da mani misteriose e violente che, dopo averle disarmate con un fugace ed esperto tocco, le scaraventarono per terra quasi l'una sull'altra. Doloranti, soffocate e accecate dal fumo, le donne rimasero sdraiate a tossire e lacrimare sul lastricato polveroso.
Dagli spiragli delle braccia incrociate attorno alla testa, Geneid intravide luce e piedi attorno a sé. Odori acri di fuoco e sangue le diedero la nausea, poi un dolore acuto alla nuca la trascinò in piedi, rantolando affannata e guaendo. Sbatté le palpebre per schiarirsi la vista appannata e guardare in faccia l'uomo che l'aveva tirata su per i lunghi ricci biondi. Un accesso di tosse la piegò in due, facendo mollare al malvivente la presa. Kilara l'aiutò a tirarsi su. Nimph, alla sua destra, si issò in quel momento. Alla luce del van in fiamme, col nitrito disperato dei cavalli nelle orecchie, le donne si trovarono circondate da otto uomini armati di clave, coltelli e cattive intenzioni. Poco più in là, tre bestie feroci divoravano ciò che restava del conducente e dell'armigero di coda.
Geneid prese a tremare come una foglia al vento: i loro occhi si palesarono malevoli e ostili, quelli di uno in particolare, fiero e impettito tra un omaccione con l'ascia e un ragazzo con un pettorale di pelle e una corta spada tozza dalla punta smussata. Il bel giovane dal volto scuro e gli occhi fervidi, fece un passo avanti con un angolo della bocca cucito all'in su. «Chi di voi è Geneid?» chiese sprezzante. Le creste delle fiamme che divampavano il van si specchiarono sinistre nelle sue iridi nere.

— da La Guerra dei Grandi Tumoli


«Allora, come ti senti?» «È una domanda complicata.»
«No, lo è la risposta, ma non sei tenuta a darmela.»
«Il mabon vuole sposarmi!» proruppe lei tutto d'un fiato.
Mailse s'illuminò: «Grandioso! Congratulazioni, Brigit.» ma l'entusiasmo andò via via spegnendosi a causa della sua faccia. Il tono si fece cauto: «Ehm, non ti piace?»
«Rhonan è un ragazzo molto intelligente. Avrà un temperamento rude e impulsivo, ma sento che in fondo al cuore è buono e generoso.&187; disse cercando di convincere soprattutto s&eacuto; stessa.
«E non sarà aitante, ma ha un certo fascino, eh?» precisò Mailse ammiccandole.
«Sarei una stupida a lasciarmelo scappare, vero?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Se è lui l'uomo che ami.»
«È questo il punto, non lo so!» scandì esasperata, «Come faccio a saperlo se non ho mai amato! Come faccio a riflettere e decidere della mia vita in così poco tempo! So che la nostra unione migliorerebbe i rapporti tra noi e il Nord, ma il Vincolo è sacro, e l'amore è imprescindibile... io non ne so niente e in questi libri non c'è niente!» La sua suonò come una richiesta d'aiuto.
Mailse le posò una mano sulla spalla e, dolce, le disse: «Ti batte il cuore quando lo vedi?»
«Sì.»
«Ti senti leggera quando ci parli?»
«Sì, ma come...»
«Ti vengono i brividi se lui ti sfiora? E ti senti formicolare lo stomaco quando pensi a lui intensamente?»
«Sì!»
Mailse sorrise: «Allora lui ti piace.»
«Ma lo amo o no?»
«Questo lo saprai col tempo. Il mabon è partito e non credo che tornerà tanto presto.»
Brigit impallidì: «È per quello che gli ho detto? Allora l'ho davvero ferito rifiutandolo.» sussurrò roca.
«L'hai rifiutato?»
«No, gli ho solo chiesto di darmi il tempo necessario per riflettere.»
«Hai fatto bene! È indispensabile capire ciò che vuoi perché, una volta che ami una persona, t'impegni a farlo per sempre.»
«E come farò a capire se sono degna dell'impegno? Dimmelo, ti prego!»
«Beh ecco, non devi vedere l'amore come un impegno, il Vincolo è un impegno. La donna che c'è in noi ama, la kore che siamo giura fedeltà e devozione eterna al marito, con tutto ciò che questo implica. Tu sei una ragazza molto sveglia, Brigit, e capirai presto ciò che vuoi. Quello che devi fare è ascoltare di più il tuo cuore.»
«È più facile dare retta alla coscienza.»
«È una questione di abitudine accettare consigli dalla follia, ma l'amore è pazzo, ed è anche stupido, quindi spesso ti sentirai così, ma troverai un equilibrio. Nel frattempo, sarà questo distacco a chiarirti le idee. La lontananza potrebbe farti fremere e patire, come se un grande vuoto si aprisse dentro di te cercando di ingoiarti. Se questo dovesse accadere, e sentissi il bisogno di vederlo e parlargli, allora prenderai un papiro e scriverai una lunga lettera. E se la sua risposta sarà quella che ti aspetti, allora il senso di vuoto svanirà e tu ti sentirai euforica.»
Dopo qualche lungo secondo, Brigit sussurrò: «Mailse... grazie.»

— da Il Potere dei Millenari


Maschera di gesso

Rhonan deflagrò in un grido addolorato: «Chi sei veramente?»
Dallo spicchio del dolce profilo, Brigit bisbigliò: «Sono tante cose: una fredda calcolatrice, una spietata assassina, una falsa bugiarda, un'ingenua stupida, una moglie addolorata. Sono anche una coraggiosa, gentile sconosciuta, il cui viso innocente distende gli animi alleviando le pene, e recentemente mi sono accorta di essere una persona libera che non si vergogna più di piangere e non si vergogna nemmeno più di mentire. Sono tutto questo insieme, perché la maschera non è solo quella che indosso. La maschera è un modo di essere o di reagire, una convinzione, un momento della vita, la ragione o il sentimento che ci spinge. È pauroso cambiamento, diffidenza, difesa. La maschera è il fardello che ognuno di noi porta.»

— da La Maledizione del Drago